GOVERNO DELL'INNOVAZIONE. IL PUNTO SULL'IMPATTO ORGANIZZATIVO E GESTIONALE DEI NUOVI METODI DI CURA NELLE ORGANIZZAZIONI SANITARIE.
Il Sole 24 Ore Sanità - 1 agosto 2006

Tecnologia e innovazione: l’abbinamento è d’obbligo, la confusione pure.

Non si parla dell’una senza sottintendere l’altra. E se l’uso (concettuale prima, operativo poi) non è ispirato al pragmatismo dell’appropriatezza, i guai possono essere maggiori dei vantaggi.

L’impatto (ma forse sarebbe meglio dire il “peso”) organizzativo e gestionale delle nuove tecnologie nelle organizzazioni sanitarie è stato al centro di un convegno organizzato a metà luglio dall’Ausl di Forlì per fare i conti con una realtà allo stesso tempo lusinghiera e preoccupante.

L’Area Vasta della Romagna vanta una presenza di alte tecnologie in rapporto alla popolazione superiore a quella della Svizzera degli Usa e della media Italia. Una performance di tutto rispetto, insomma. Da valorizzare, ma anche da “interpretare”, navigando con buon senso l’oceano delle nuove opportunità di cura e benessere rese disponibili ormai quotidianamente dalla ricerca.

Il nodo da sciogliere: non sempre i risultati che si ottengono corrispondono alle promesse o sono equilibrati ai costi sostenuti per ottenerli. In più d’un caso, infine, sono le stesse attese dei pazienti ad andare deluse. Di qui la necessità di perseguire un nuovo obiettivo d’appropriatezza: bisogna ridurre l’uso delle tecnologie capaci di produrre vantaggi solo marginali e aumentarne l’accessibilità dove il beneficio è massimo.

Un equilibrismo che - dicono le esperienze e i numeri illustrati al convegno di Forlì - le diverse realtà della Sanità romagnola stanno già sperimentando con successo.

Avendo ben chiaro lo slogan da scegliere come spirito guida per la Sanità pubblica degli anni a venire: la tecnologia che interessa al Ssn è quella che produce come innovazione il miglioramento del prodotto garantito all’assistito. Il resto è di troppo.

(Red. San.)

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