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SIMEU : PRONTO SOCCORSO, IMPROPRIO IL 25 PER CENTO DEGLI ACCESSI
DoctorNews - 7 novembre 2005
In un caso su 4 chi si rivolge al pronto soccorso dovrebbe in realtà restare a casa e ricorrere all'automedicazione, è cioè un "codice bianco".
Un errore che si riscontra soprattutto il lunedì mattina, legato a qualche semplice problema venuto alla luce nel week end.
Nel 58% dei casi si tratta invece di un "codice verde", ovvero una persona che non corre particolari rischi, ad esempio una colica renale;
nel 15% è un "codice giallo", caso più serio come un dolore al petto che potrebbe nascondere un eventuale infarto;
infine solo il 2% è un caso grave di compromissione respiratoria o cardiologica o neurologica, ovvero un "codice rosso".
A snocciolare i dati della Società italiana di medicina d'emergenza e urgenza (Simeu) è Ugo Marchisio, direttore della Medicina d'Urgenza
all'Ospedale 'Maria Vittoria' di Torino, durante un seminario promosso al 'Compa', il salone europeo della comunicazione pubblica dei servizi al
cittadino e alle imprese, in corso a Bologna.
Le percentuali si riferiscono ad una indagine compiuta su 80 strutture di pronto soccorso, indicando in 50 milioni il numero degli accessi,
più o meno corretti, durante il 2004. " 'E' chiaro che una persona su 4 sbaglia 'indirizzo', intasando inutilmente la sala d'attesa,
quando potrebbe risolvere a casa ogni problema -afferma Marchisio- E a portare in pronto soccorso queste persone è l'ansia e spesso la comodita'.
Una situazione che si accentua il lunedì, per le micropatologie da weekend". Dati simili a quelli rilevati dalla Simeu si ritrovano anche in una
indagine interna dell'Ospedale 'Maria Vittoria': 81.572 accessi al pronto soccorso lo scorso, soprattutto della fascia d'eta' tra i 20 e i 40 anni (27mila)
tra le 9 e le 12 del mattino. All'ospedale torinese sono state intervistate 1809 persone identificate come "codici bianchi", per capire il motivo per cui
si erano rivolte al pronto soccorso.
La risposta è stata, in un caso su 2, per avere una soluzione più tempestiva al problema, nel 36% dei casi per poca fiducia nel proprio medico di
famiglia, nell'11% perchè cittadino extracomunitario non legalmente inserito nel Servizio sanitario nazionale o per problemi economici o burocratici.
"Nel nostro caso, l'intervento deve riguardare dei target specifici -aggiunge Marchisio- per prima cosa dobbiamo rivolgerci ai giovani,
poi agli anziani con patologie croniche e multiple, che arrivano al pronto soccorso più per problemi assistenziali che di natura medica.
Infine ci sono gli extracomunitari. Sono contrario alla dissuasione punitiva con i ticket, perchè per cambiare le cose serve una persuasione 'attiva',
basata su campagne mirate di educazione sanitaria".
In questo senso è fondamentale far lavorare insieme gli operatori sanitari e chi si occupa di relazioni esterne, coinvolgendo anche le istituzioni del
territorio, comprese le scuole, e le associazioni dei cittadini.
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